Innesto Rizomatico

2020


press release ITA - EN
Innesto Rizomatico è il progetto sviluppato in occasione della residenza Sciame Project costituito da 9 disegni digitali.

Il rizoma è la modificazione del fusto di una pianta con principale funzione di riserva acquea.
È ingrossato, sotterraneo con decorso generalmente orizzontale.
Tuttavia nel repertorio concettuale di Gilles Deleuze e Pierre-Félix Guattari il rizoma indica tutt’altro che radicamento, verticalità e gerarchia: cresce infatti orizzontalmente e ha struttura diffusiva, reticolare, anziché arborescente.
Il rizoma è un anti-albero, un’anti-radice, un’anti-struttura.
Non incomincia e non finisce, è sempre nel mezzo tra le cose, inter-essere, intermezzo.

Prese in oggetto le tematiche disabitare/disabituare la ricerca si è interconnessa alla tematica del cambiamento, specificatamente a quello fisico e spaziale. Per quanto concerne il cambiamento fisico, lo studio è virato al concetto di protesi. Quello spaziale riferisce ai moduli abitativi collocati in stati di emergenza (container/prefabbricati).
Tanto le protesi quanto le unità abitative hanno come minimo comun denominatore il concetto di guscio per l’individuo, correlato alla fenomenologia dell’imprevisto, poichè l’impiego di suddette strutture di supporto vengono attivate dal parametro di emergenza.

In riferimento a questo processo di de/ri-territorializzazione, ovvero di ripensamento dello spazio e delle sue funzioni, Anthony Giddens parla di fantasmagorizzazione del luogo, a indicare proprio questa progressiva incorporazione e compenetrazione di vicino e lontano. Lo spazio fisico stesso perde la compattezza epistemologica e orientante che lo contraddistingueva. Le trasformazioni continue del mondo in cui viviamo fanno sì, poi, che la nostra esperienza soggettiva venga accumulata in mondi disancorati.

Questa astrazione va nella duplice direzione di una smaterializzazione dell’esperienza, in quanto la comunicazione mediata comporta la perdita di indizi ed elementi simbolici, e di una sua delocalizzazione, nel senso che il contesto fisico del soggetto non costituisce più un vincolo e risulta così facilmente scavalcabile. Il radicamento, oltre che una modalità di percezione della realtà, che fa sì che ci si avverta come situati e autori delle proprie esistenze, rappresenta un presupposto ontologico imprescindibile per l’essere umano.

Il luogo del radicamento presenta tre caratteristiche che ne definiscono la natura: è identitario, relazionale e storico. L’unità abitativa costituisce per il soggetto contemporaneo un luogo antropologico, un centro di stabilità e continuità, sicurezza e prevedibilità, in un mondo sempre più complesso, dinamico, incerto.

I disegni sono composti estrapolando degli elementi architettonici dalla sezione dello sviluppo verticale del modulo abitativo, considerando tre punti focali: plinti di fondazione (base), lamiere contenitive (altezze), ganci fermacolmo (sommità). Su di essi sono proiettate delle tracce rosse che configurano la suddivisione degli spazi all’interno di un volume. Protesi come gusci testimoniano l’intermedio, la presenza sottratta, la necessità, la mobilitazione.

La parola d’ordine è diventare impercettibile, fare rizoma e non mettere radici.






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Innesto Rizomatico (Rhizomatic Grafting) is a project developed for Sciame Project residency consisting of 9 digital drawings.

The rhizome is a modification of the plant’s stem mainly functioning as a water reserve. It is swollen, subterranean, in its generally horizontal course. Nevertheless, in the repertoire of Gilles Deleuze and Pierre Félix Guattari, the rhizome stands for anything but roots, verticality and hierarchy: it grows horizontally and has a diffusive, reticular rather than arborescent structure. The rhizome is an anti-tree, an anti-root, an anti-structure.
It does not begin and it does not end, it is always between things, inter-being, interlude.

Having taken in consideration the issues of uninhabiting/losing habit, the research has tied up with the issues of physical and spatial change. The first embodied by the concept of prosthesis. The change of space refers to housing modules placed in states of emergency (container/prefabricated). Both represent a sort of shell for the individual, related to the phenomenology of the unexpected, since the use of the aforementioned support structures is activated by emergency parameters.

Referring to this process of de/re-territorialisation, or rather the rethinking of space and its functions, Anthony Giddens talks about the phantasmagorisation of places, to indicate a progressive incorporation and interpenetration of near and far. The physical space itself loses the epistemological and orienting firmness that used to characterise it. In a continuously shifting world such as ours, the subjective experience accumulates in unanchored worlds.

This abstraction leads both to the experience’s dematerialisation, since mediated communication involves the loss of clues and symbolic elements, and to its delocalisation, meaning that a subject’s physical context no longer constitutes a constraint and is thus easily overrun. Rooting, as well as a way of perceiving reality, which makes us perceive ourselves as authors and protagonists of our own existences, represents an essential ontological prerequisite for the human being.

The nature of the rooting place is defined by three characteristics: identity, relations and history. For a contemporary subject the housing unit constitutes an anthropological place, a center of stability and continuity, security and predictability in an increasingly complex, dynamic, uncertain world.

The drawings have been composed by extrapolating architectural elements from the vertical section of the housing modules, considering three focal points: foundation plinths (base), containment sheets (height), ridge hooks (top). The red lines projected on them configure a planimetry within a volume. Prostheses, like shells, testify the subtraction of presence.

The key is to become imperceptible, to sprout rhizomes and to not root.